Domenica, 27 Maggio 2018
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O. Greco: Diga Alto Esaro - Cameli: la grande incompiuta. Presentata mozione per la realizzazione

 

La questione della realizzazione della diga Alto Esaro - Cameli si trascina, tra interruzioni e riprese dei lavori, da oltre trentacinque anni. Un’opera classificata come strategica da tutti i governi regionali succedutisi dagli anni 70 ad oggi, necessaria allo sviluppo dell’intera Calabria, al momento resta una delle opere incompiute dell’intero Paese.

Imprescindibile al funzionamento dello schema idrico Esaro-Sibari-Crati-Abatemarco-Tirreno, che sta soffrendo negli ultimi anni di una carenza idrica accentuata dalle forti siccità, nei primi anni di funzionamento possedeva un dato occupazionale rilevante: 500 impiegati e altro personale altamente specializzato in diversi settori, con i suoi 120 milioni di metri cubi d’acqua doveva essere tra le dighe più grandi d’Europa.

Per la realizzazione dell’opera, che può essere considerata tra i fallimenti più imponenti della Cassa del Mezzogiorno e che ha lasciato marchi indelebili sui territori, vennero sottratti all’agricoltura e all’economia delle comunità di Sant’Agata d’Esaro e di Malvito quasi 500 ettari di terreni produttivi, condizionando in modo irreversibile l’aspetto socio-economico del comprensorio.

Ciò che doveva essere “precondizione per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia meridionale” divenne la più grande tangente pagata al Nord e a una politica centralista e fatta d’interessi gestiti con poca attenzione al bene comune: “La Legge Obiettivo, che avrebbe dovuto riequilibrare lo sviluppo socioeconomico tra le varie aree del territorio nazionale, nella fase iniziale destinava il 52,2% degli investimenti al Centro-Nord e il 47,8% al Mezzogiorno. Dell’insieme delle opere programmante nella Legge Obiettivo, dal 2001 al 2014 sono state ultimate solo l’11%. Al Sud le opere ultimate sono circa il 6% del totale programmato.” **

La Cassa per il Mezzogiorno con i suoi interventi mirati ma inutili ha edificato non solo cattedrali nel deserto ma attivato processi di desertificazione di interi territori defraudati e poi abbandonati come la zona della Valle dell’Esaro (in seguito le aree industriali di Gioia Tauro, Saline Ioniche, la Marlane a Praia a Mare, solo per citarne alcune).

Un territorio sventrato e dimenticato, i cui cantieri risultano abbandonati senza alcun controllo in un’area non più utilizzabile per altri scopi (acquisito oltretutto dal demanio), oltre al danno ambientale si registra una depressione economica che ha reso invivibili intere realtà che gradualmente si stanno svuotando.

Dopo ripetute illusioni e promesse tradite è urgente dare risposte concrete alle aspettative e alle speranze di quelle popolazioni che alla realizzazione della diga hanno creduto. Ecco perché ho depositato nei giorni scorsi una Mozione per discutere della questione e intraprendere tutte le azioni possibili per una risoluzione definitiva.

Considerando le ingenti risorse finanziarie pubbliche utilizzate per lavori propedeutici alla realizzazione dello sbarramento, ai quali si aggiungerebbe un danno erariale cospicuo se non fosse portata a compimento, sottolineando che la stessa sarebbe funzionale alla messa in opera di una serie d’infrastrutture e servizi necessari allo sviluppo e alla crescita dell’intera Valle dell’Esaro, ho chiesto alla Giunta Regionale di inserire la questione nella sua agenda politica e programmatica come prioritaria ed essenziale.

Altresì di rimuovere tutti gli ostacoli politici, amministrativi e finanziari, che si frappongono al completamento dell'opera e a produrre in tempi immediati e certi, attraverso lo studio di fattibilità già inserito nel Patto del Sud e affidato alla SORICAL S.P.A., tutte le progettazioni e gli atti necessari alla definitiva cantierizzazione dello sbarramento al fine di creare le condizioni per dare continuità ai lavori, evitando nuovi rallentamenti ed interruzioni.

Ma altresì chiedo al Presidente Oliverio, che ha già manifestato l’intenzione di rendere l’opera strategica per l’intera regione, che la Diga Alto Esaro venga posta all’attenzione di quegli organi di Governo che, con volontà politica e atti concreti, hanno la responsabilità di programmarne e di deciderne la realizzazione. Impegnando il Governo nazionale a reperire le risorse finanziarie necessarie attingendo dai Fondi CIPE, così come nelle sue funzioni ma che in questi anni tra deliberazioni, ripensamenti e spostamenti ha ricusato ogni tipo di finanziamento per il completamento della stessa.

Non è più possibile e consentito a nessuno, a maggior ragione alle Istituzioni, umiliare ulteriormente un territorio e le sue comunità, impedendo loro di crescere e svilupparsi e quindi investire nelle proprie realtà. È giunto il momento di soluzioni concrete e impegni sostanziali di fronte ad un’opera basilare e vitale, così come avvenuto in altre regioni d’Italia e a differenza di molte altre pleonastiche finanziate dallo stesso CIPE.

ORLANDINO GRECO
CONSIGLIERE REGIONALE


** (Fonte: “La dinamica economica del Mezzogiorno” - edita “Il Mulino” - a cura di Svimez)

 

 

 

 

 

 

 

 

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