Mercoledì, 17 Ottobre 2018
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La libertà di stampa e il concetto di democrazia. E' possibile morire per difendere un diritto?

Posted On Martedì, 09 Ottobre 2018 08:50
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Ci risiamo. La libertà di stampa è sempre più in pericolo, i diritti di chi opera nel mondo dell’informazione sono sempre di più calpestati.

Esattamente dodici anni dopo la morte di Anna Stepanovna Politkovskaja, giornalista russa nota per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sua opposizione al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, la giornalista bulgara Victoria Marinova, 30 anni, direttrice amministrativa e conduttrice della televisione Tvn, è stata stuprata e uccisa in pieno giorno in un parco a Ruse, località prossima al confine tra Bulgaria e Romania, a ridosso del Danubio. Si è occupata per anni di scandali legati al mondo della corruzione. Recentemente si era occupata del cosiddetto "Gp Gate", uno scandalo finanziario di notevole portata.

La "GP Group Joint Stock Company" è un’importante società con interessi in più settori, dalla distribuzione di gas e prodotti petroliferi all’edilizia residenziale e pubblica, sino alla gestione di grandi strutture alberghiere. La Marinova, giornalista d’inchiesta, aveva lanciato gravi accuse di distrazione e illegittimo utilizzo di fondi comunitari e governativi alla dirigenza del Gruppo Industriale, al pari dei colleghi rumeni Dimitar Stoyanov e Attila Biru. Questi ultimi erano stati arrestati dalla polizia bulgara,  ma la Marinova è stata trattata ben diversamente.

L’International Press Institute ha invitato il premier bulgaro Bojko Borisov a garantire la sicurezza fisica dei giornalisti che lavorano nel Paese, ancorché per l’omicidio le fonti governative escludano ufficialmente il collegamento professionale. L’assassinio di Victoria Marinova si aggiunge alla sparizione di Palo Rypal e Miroslav Pejko, due giornalisti svaniti nel nulla, l’uno nel 2008, l’altro nel 2015, all’uccisione della giornalista d’inchiesta maltese Daphne Caruana Galizia, nonché del suo collega Jan Kuciak e della sua compagna, l’archeologa Martina Kusnirova. In tutto il mondo si registra una recrudescenza di episodi del genere nei confronti dei giornalisti d’inchiesta. Ci sono pentole che devono mantenere coperchi ben saldi, ma il giornalista è alla continua ricerca della verità dei fatti: in Italia le mafie (e non solo) hanno eliminato chi si è ostinato a cercarla, ma in tutto il mondo, dagli USA al Sudafrica, dalla Cina all’Ecuador, dalla Bulgaria alla Russia, vige il principio che la stampa non deve dare fastidio! Ventiquattro anni fa lo rammentarono anche a Ilaria Alpi e a Miran Hrovatin!

 

Letterio Licordari

 

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