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Interdittive antimafia e prevenzione. L'esperienza siciliana

Posted On Mercoledì, 05 Dicembre 2018 08:38
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Interdittive antimafia e prevenzione. L'esperienza siciliana Nella foto: un momento dell'incontro- Fonte foto: Gov.it

 

Quasi 400, esattamente 399, le interdittive antimafia adottate dalle prefetture siciliane negli ultimi due anni - 2017/2018 - su un totale di 82.071 (lo 0,5%) richieste di documentazione tra comunicazioni, informazioni e iscrizioni nell’albo provinciale dei fornitori (White list).

I numeri arrivano da Palermo. A fornirli, questa mattina in prefettura, il prefetto Antonella De Miro introducendo i lavori del seminario «La prevenzione delle infiltrazioni mafiose nell'economia legale. Le interdittive del prefetto e le sue fonti di conoscenza», organizzato per far conoscere l'attività delle prefetture, in collaborazione con l'autorità giudiziaria, legata alle informative antimafia, con un focus sull'ultimo biennio in Sicilia.

«Il sistema della documentazione antimafia si è rivelato uno straordinario strumento di prevenzione amministrativa» a garanzia della legalità e regolarità «degli appalti pubblici di lavori e forniture, del commercio, delle concessioni di beni demaniali e delle erogazioni di danaro pubblico» ha osservato de Miro aprendo il convegno articolato in due sessioni, presiedute rispettivamente dal presidente della II Sezione del Consiglio di Stato (CdS) Franco Frattini e dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De RahoSi tratta di un'attività fondamentale per intercettare e prevenire le infiltrazioni mafiose nel tessuto economicoche fa delle prefetture un «baluardo della legalità» ha detto il prefetto ricordando che, nell'ambito del dialogo continuo tra i prefetti della Sicilia sulle problematiche della sicurezza nei diversi territori, «le interdittive antimafia costituiscono occasione di scambio di valutazioni per coerenti azioni preventive».

«Determinante» è il lavoro del gruppo interforze che supporta il prefetto, ha proseguito De Miro spiegando l'attività del team, composto da un dirigente della prefettura coadiuvato da funzionari di coordinamento, da dirigenti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e da un rappresentante della Direzione investigativa antimafia (Dia), che ha il compito di approfondire le criticità che emergono caso per caso.

«Le informazioni interdittive sono la frontiera più avanzata e preventiva della tutela di valori costituzionali rilevantissimi» ha aggiunto ampliando la prospettiva Frattini. L'attività delle prefetture in questo ambito contribuisce a combattere un fenomeno oggi sempre più sofisticato e ramificato; una minaccia «asimmetrica», ha sottolineato, precisando che «qualsiasi casistica non può mai essere esaustiva».
Per questo «non è possibile imbrigliare il provvedimento prefettizio in una eccessiva tipizzazione», e «sarà granitica» da parte del CdS, ha proseguito Frattini, «la difesa del principio giurisprudenziale del cosiddetto “più probabile che non”, che definisce la natura probabilistica del giudizio formulato dal prefetto nell’adottare un’interdittiva».

«Anticipando la soglia di intervento l'informazione antimafia offre all'autorità giudiziaria anche spunti importanti per l'analisi del contesto» ha proseguito il ragionamento il procuratore nazionale Cafiero De Raho, sottolineando come prevenzione e repressione sono, a livello provinciale, «due binari paralleli» in uno scenario generale in cui è importante «la cultura della condivisione delle conoscenze all’interno del sistema Stato», per un'efficace azione di contrasto alle mafie.

Molti gli spunti emersi dal seminario, durante il quale sono intervenuti anche il consigliere di Stato Massimiliano Noccelli, il presidente del tribunale amministrativo regionale (Tar) TAR Calabria – Catanzaro, Vincenzo Salamone, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Reggio Emilia Marco Mescolini, il procuratore generale presso la corte di appello di Reggio Calabria Bernardo Petralia. Conclusioni affidate al procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi.

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