Sabato, 18 Agosto 2018
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Disoccupazione giovanile in calo. Chimera o realtà?

Posted On Giovedì, 03 Maggio 2018 14:42
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L’Istat ha comunicato i dati relativi alla disoccupazione giovanile in Italia per il mese di Marzo 2018, essa si attesta al 31,7% con un calo quindi dello 0,9%. Si può leggere questa notizia con l’ottimismo del Ministro Poletti e dell’ex Sottosegretaria Boschi  o si può evitare di fermarsi ai “falsi positivi” e leggere altro. Con il 31,7% di giovani  disoccupati il nostro Paese si attesta agli ultimi posti in Europa, davanti solo alla Spagna ed alla Grecia, quindi  lo stato di salute del nostro mercato del lavoro perdura in una crisi tanto profonda da non giustificare alcun ottimismo, almeno fino a quando non saranno avviate politiche per l’occupazione in completa discontinuità con quelle del recente passato.

Si, perché sottrarre alla platea dei giovani disoccupati tutti coloro che a fatica, e spesso pietendolo, hanno ottenuto un contratto di lavoro a termine, è profondamente sbagliato. E’ sbagliato perché spesso i contrattini durano pochissimo e non vengono rinnovati. E' sbagliato perché un mese o due di stipendio non sono sufficienti per uscire dalla condizione di disagio e di bisogno. Anche questo è un dato Istat: negli ultimi 10 anni i lavoratori a tempo determinato sono aumentati di 750.000 unità,  un dato magari scomodo per la Politica ma  che da la misura di quanto le recenti riforme, il jobs act per intenderci, abbiano determinato  solo precariato e perdita di diritti.

 Nessun mercato del lavoro in movimento, i giovani non possono passare da un’occupazione all’altra e questo semplicemente perché in Italia il lavoro manca.  Di contro l’imprenditoria gode di sgravi fiscali, assume e licenzia e poi assume altri. L’importante è che il numero dei disoccupati diminuisca.Quale ottimismo?

Nessuno, fino a quando  la politica non tornerà a considerare disoccupati a metà i lavoratori a termine, fino a quando non smetterà di scimmiottare sistemi occupazionali d’oltre oceano per ripartire dalle peculiarità del nostro Paese e dei suoi territori con le quali creare lavoro. Magari i giovani un’occupazione la troveranno da soli.

 

Fabiana Calvelli

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

 

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