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Giovedì, 21 Febbraio 2019
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Ragazzi di Calabria. Evadono anime, competenze e quattrini

Posted On Martedì, 01 Gennaio 2019 18:09
Antonio Sergi Antonio Sergi

Una fuga pazza alla ricerca del futuro. È l’evasione dei giovani calabresi dalle loro città. 31mila studenti, nell’anno accademico in corso, frequentano atenei diversi da quelli regionali. Il danno economico e sociale è significativo con capitali e competenze che, in linea con il passato, arricchiscono altri luoghi. Il costo per ogni figlio fuori sede è per le famiglie di oltre mille euro al mese ovvero 31milioni di euro che vengono spesi fuori Regione, quattrini sudati in Calabria che non torneranno o soldi guadagnati centesimo dopo centesimo da studenti-lavoratori che han deciso di non investire sul proprio futuro in un territorio che, seppure incantato, latita ancora sui servizi, anche per quanto riguarda lo studio.

Eppure l’Unical nel Cosentino con Ingegneria, la Mediterranea di Reggio Calabria con Agraria o la ricerca nella Magna Graecia di Catanzaro sono ritenute, a ragione, eccellenze universitarie in tutto il mondo ma non è, nel complesso, abbastanza. La sfera politica, finite le cartucce dell’assistenzialismo, è scomparsa. È emblematico come i governanti locali, esortando gli studenti a rimanere in Calabria, mandino la prole a formarsi altrove. A pagarne le spese, come sempre, i figli di nessuno e la Calabria che così incede verso il nulla. Squinternato ma coraggioso, oggi, è chi resta, da ammirare perché continua a lottare non solo per la sopravvivenza. È l’eterno Corrado Alvaro a ricordare alla Calabria da decostruire che “Soltanto chi è morto ha finito. Noialtri abbiamo la pelle dura da affilarci il rasoio”.

Senza retorica, ora è il tempo di una nuova coscienza nel recupero delle radici, è adesso il momento di rinascere con l’originalità del vissuto, l’atavica capacità tutta calabrese di cercarsi e di agire, attraverso i luoghi, l’unicità del sapore, la storia per ricreare una nuova geopolitica con la consapevolezza del possesso di vere ricchezze, autentiche, sacre e remote, restituendo la forza irradiante della tradizione: bellezza ed eleganza d’altri tempi che, in Calabria, sono ancora vive e dunque capaci incontrare l’armonia, la culla non solo di chi resta ma di chi se ne va per farlo tornare, perché si sa, a discapito dello spirito del tempo, che puntare sulla cultura e sull’identità significa creare l’unica via di transito verso il futuro.

 

 

Antonio Sergi


*editoriale da IlGiornale - CulturaIdentità

 

 

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