Martedì, 19 Marzo 2019
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Crisi istituzionale aperta: il punto di vista dell'editore

Posted On Martedì, 29 Maggio 2018 13:47
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Quando nasce uno scontro istituzionale le ragioni non sono mai da una parte sola.

I protagonisti di questo momento di crisi profonda per il nostro Paese sono i leader dei due partiti più votati, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ed il Presidente della Repubblica Mattarella, ma sarebbe riduttivo pensare che siano i soli. Lo strappo si è registrato tra di loro, le contestazioni pure, le prese di posizione forti hanno riguardato loro, ma è pur vero che allo strappo non si è giunti in un solo giorno e che altri soggetti hanno recitato un ruolo importante se non determinante.

Si sapeva già prima delle elezioni che questa legge elettorale difficilmente avrebbe  partorito  una maggioranza in grado di governare autonomamente, quindi è stato normale per il Presidente Mattarella adoperarsi per favorire le trattative tra i partiti, nessuna dimostrazione di esagerata pazienza, solo un dovere istituzionale nei confronti di un popolo che ha votato e di un Parlamento che è stato eletto.

Normale pure che i suoi interlocutori privilegiati siano stati la Lega ed il M5S perché da soli hanno la maggioranza in Parlamento riuscendo pure a superare lo scoglio dei veti incrociati che pone l’uno in contrasto insuperabile col PD e l’altro con Forza Italia e Silvio Berlusconi. Forze politiche che, anch’esse, hanno avuto un ruolo importante nella crisi, concentrati soprattutto a difendere in primis i propri  interessi. Berlusconi ha tallonato Salvini per paura di un’annessione e non certo per  difendere l’unità della coalizione come è stato sbandierato, il PD ha trovato invece uno strano modo di leccarsi le ferite di una sconfitta elettorale senza precedenti.

Il buon Martina ha mostrato interesse per un dialogo con il M5S finalizzato a formare il  governo che più sarebbe piaciuto a Mattarella ma questo prima che  Renzi lo richiamasse all’ordine, ed in effetti il desiderio più grande  del PD era e rimane impedire che  Di Maio vada al governo. E’ strano quindi che due forze politiche con i numeri per governare e la forza del voto di svariati milioni di italiani cerchino una sintesi e stilino un programma di governo, o contratto come dir si voglia?

Oggettivamente la nostra Costituzione glielo consente. Glielo può impedire proprio il garante di questa Costituzione?

Lo strappo esiste, le capziosità sulle procedure invertite, sul Premier indicato dai partiti e sui Ministri scelti, puzzano di scuse neppure tanto intelligenti. Il Presidente era a conoscenza di tutto, ha incaricato chi sapeva avrebbe ottenuto la maggioranza in Parlamento, solo non gli è piaciuto un Ministro o meglio non è piaciuto ai mercati finanziari ed all’Europa. Non è piaciuto,  non per indegnità o incompatibilità, non è piaciuto per le sue idee manifestate in passato ed è stato bocciato nonostante le sue rassicurazioni sulla sua visione dell’Unione Europea e dell’euro.

Questo si che è strano, questo si che è un precedente pericoloso. Allora un Presidente della Repubblica potrà sempre sindacare sulle idee  di un Ministro proposto? O sempre all’Europa dovranno piacere i nostri Governi?

Non vorrei che questa bocciatura e l’andare nuovamente alle urna rappresentassero la classica brace dopo la padella, o meglio non vorrei che alimentassero un sentimento antieuropeo nella popolazione o che i partiti “vittime di censura”, e pronti con un programma e con un Premier, aumentassero i consensi a dismisura. Poco conterebbero le dichiarazioni di Berlusconi che si dice pronto a scendere nuovamente in campo o quelle di Renzi che ancora oggi dice di voler difendere i benefici delle sue riforme, Jobs act in testa e pensa di potersi  riprendere quei voti della sinistra intercettati dal M5S.

Se questo era il suo intento, magari sarà bastato per silurare un governo PD – M5S, ma dubito potrà, ahimè,  impedire un ulteriore crollo del suo partito.

 

Mimmo Frammartino

Editore

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