Mercoledì, 18 Settembre 2019
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Dall’alba del fascismo e del partito popolare alla precarietà dei nostri giorni. pericolosi parallelismi o fantasmi del passato?

Posted On Sabato, 12 Gennaio 2019 08:47
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Non sono in pochi a ritenere pericolosi certi “ricorsi storici” simbolicamente legati ad anniversari, così come non sono molti coloro che ne intravedono altri in termini positivi. L’alba del 2019 è come il tramonto dell’anno appena trascorso, su un mare nel quale sono costretti a stazionare migranti in cerca di rifugio dai drammi di Paesi che hanno perso libertà, dignità, economia e diritto, mentre il potere politico e finanziario dell’intero pianeta si guarda bene dall’ammettere che questi drammi sono stati provocati dai Paesi ritenuti più evoluti attraverso lo sfruttamento di risorse, umane e non, bambini compresi.

Se riconduciamo le considerazioni sull’entità Italia, tenendo conto che sconfinando potremmo passare l’intero anno a scrivere sulle assurdità nel mondo ai nostri giorni, non possiamo sottovalutare due importanti e simbolici richiami storici, a un secolo fa e a mezzo secolo fa. Nel 1919, l’anno successivo a quello della fine della “Grande Guerra”, venne fondato a Milano il primo “fascio di combattimento” e già pochi giorni dopo le squadre d’azione assaltarono la sede dell’ “Avanti!”, quotidiano dei socialisti, devastando la sede.

I Fasci cominciarono a diffondersi in tutta Italia e a distanza di un secolo ne valutiamo un parallelismo significativo con la diffusione su tutto il territorio nazionale, sia pur attraverso consensi democratici, del movimento pentastellato e di quello leghista, e rileviamo, oltre alla cultura dell’odio e alla “difesa della razza”, anche un fatto di questi giorni assimilabile all’assalto al quotidiano socialista, come l’aggressione ai giornalisti de “L’Espresso”. Ma il 1919, peraltro l’anno della marcia dannunziana su Fiume, va ricordato anche per i risultati elettorali conseguiti dal Partito Socialista, con il 32% dei consensi, e del Partito Popolare di Don Sturzo, che prese il 20%, movimento antesignano della cultura cattolica e della visione sociale di quest’ultima.

Tuttavia, dietro l’angolo, Mussolini stava preparando il terreno che lo avrebbe poi portato al potere con la connivenza della Casa Reale annientando pensiero, azione, libertà di altre ideologie: com’è andata a finire lo sappiamo tutti. E proprio per questo la memoria di quel 1919, ben altro che quello leggero e della signora “vestita di voile e di chiffon”, deve farci riflettere, pur senza subirne condizionamenti oggettivi. Mezzo secolo dopo, vale a dire mezzo secolo fa, dopo gli anni del fascismo, della guerra, della ricostruzione e del boom economico, il ricordo del 1969 ci regala in chiaroscuro forse l’ultimo tentativo di reale cambiamento della società, sull’onda del “Sessantotto” poi nel tempo via via diradatosi sino a essere messo in seria discussione anche dai non conservatori, ma di sicuro volutamente offuscato da una potente corrente di restaurazione.

Negli USA, in Europa, in Italia, in ogni piccolo borgo…Un anno, però, ben diverso dal 1919, un anno in cui la libertà si poteva finalmente scrivere con la “L” maiuscola, nei costumi, nella musica, nella cultura, nell’abbattimento di tabù e dogmi, uno di quegli anni che Mario Capanna definì “formidabili”, tra Woodstock e il primo uomo sulla Luna, tra l’assurda guerra nel Vietnam e i manifesti pacifisti, tra lo sdoganamento di preconcetti e le visioni annebbiate su più problemi, tra le grandi sommosse e rivendicazioni e l’ottenimento di diritti e parità. Altro che “O Fiume o morte” di D’Annunzio! Un anno che in Italia passò in poche settimane dall’autunno caldo all’inizio, con la strage di Piazza Fontana, della strategia della tensione, al pari di lugubri fuochi d’artificio che chiudono una festa appena iniziata, un anno che, comunque, ha lasciato segni indelebili per la ricerca di “un mondo migliore” che, evidentemente, non tutti vogliamo!

 

Letterio Licordari

 

 

 

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