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Dj Fabo. Il Pm chiede Assoluzione per Marco Cappato

Posted On Mercoledì, 17 Gennaio 2018 19:08
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Marco Cappato Marco Cappato

La procura di Milano ha chiesto l’assoluzione per Marco Cappato, imputato nel processo per la morte di Dj Fabo perché il fatto non sussiste. “Se Fabiano avesse avuto anche trenta secondi per muoversi liberamente, di certo avrebbe messo fine alla sua vita da solo, per recuperare quella dignità che la malattia gli aveva tolto. Aveva bisogno di un braccio meccanico che operasse per lui”. 

Di certo questo è uno dei passaggi più toccanti del pm Tiziana Siciliano che insieme alla collega Sara Arduini hanno chiesto in subordine alla corte d'Assise di eccepire l'illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale quello sull'aiuto al suicidio. La vicenda di  Fabo la conosciamo tutti. Fabiano Antoniani era un dj e da anni viveva all’estero con la fidanzata Valeria.

Nell’estate del 2014 a causa di un incidente automobilistico qui in Italia, resta tetraplegico, non vedente e con terribili dolori muscolari. Inizia quello che lui stesso ha definito un calvario di dolore, tanto da rivolgersi dopo tre anni di agonia all’Associazione Luca Coscioni e in particolare a Marco Cappato. Lo stesso, più volte, si è recato a casa di Fabiano Antoniani -Fabo-  per capire le sue intenzioni sul fine vita e cercare, in qualche modo, di optare per altre strade.  Ma Fabo aveva già contattato più volte la clinica Dignitas di Zurigo per metter fine alle sue pene. 

La richiesta di Fabo è stata unica: morire perché non voleva più soffrire. L’esponente dei radicali, allora, ha accompagnato Fabo con la famiglia in Svizzera per richiedere il suicidio assistito, autodenunciandosi dopo un giorno alle autorità italiane e sgravando quindi la compagna e la madre di Fabo da qualsiasi carico giudiziario. Secondo il magistrato milanese, il reato di aiuto al suicidio contrasta con il principio della dignità della vita. Marco Cappato, ha sostenuto in aula il pm Sara Arduini, non ha avuto alcun ruolo nella fase esecutiva del suicidio assistito di Fabo e non ha nemmeno rafforzato la sua volontà di morire.

Il pm Tiziana Siciliano, dopo avere ripetuto più volte come fosse “forte e granitica la volontà di Fabiano di morire” in quanto dopo l'incidente stradale era rimasto senza la speranza di un lieve miglioramento, ha sottolineato che Marco Cappato “non ha in alcun modo rafforzato il proposito suicidario di Fabo ma lo ha solo rispettato. Anzi lo ha addirittura ritardato cercando di coinvolgerlo nella sua lotta politica per tentare di dargli una nuova prospettiva di vita.”

Marco Cappato, nelle sue dichiarazioni spontanee però, ha ribadito che se dovesse essere giudicato irrilevante l’aiuto che lo stesso ha dato a Fabo, a una assoluzione preferirebbe di gran lunga una condanna. Dichiarazioni forti, con cui ha rivendicato di essere andato ad aiutare una persona che aveva il diritto a morire con dignità. Bisognerà ora attendere la lettura della sentenza prevista per il 14 febbraio.

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